Gli orientamenti artistici
L'esperimento murale risulta interessante sotto il profilo storico,
ideologico e artistico: esso rappresenta per due decenni un'occasione
di convergenza delle principali tendenze artistiche del momento, molte
delle quali erano state protagoniste delle avanguardie europee del primo
novecento e che ora, pur nella reciproca differenziazione, condividono
la speranza di poter coniugare l'energia rivoluzionaria del fascismo
in ascesa con un loro inserimento nella contemporanea ricerca europea.
Così si spiega anche la febbrile attività teorica di molti
artisti, impegnati a scrivere sulle riviste dell'epoca manifesti e articoli
programmatici a favore della pittura murale.
Dopo il 1936 questa diffusa speranza di rinnovamento verrà inesorabilmente
negata dalla chiusura reazionaria del regime.
Per comprendere la continuità con cui avviene questo processo
culturale, abbiamo dedicato alcune sezioni preliminari alle principali
tendenze artistiche italiane degli anni '20 (Valori Plastici, il gruppo
dei futuristi, il Novecento Italiano, i fautori del realismo magico)
che hanno preparato con le loro teorizzazioni e le loro realizzazioni
la successiva stagione della pittura murale.
Architettura italiana fra le due guerre
Dal momento che uno dei temi più dibattuti negli anni '30 è
stato quello di una
armonica integrazione fra l'architettura moderna e la pittura murale,
abbiamo ritenuto opportuno offrire da un lato una panoramica generale
sugli orientamenti architettonici di quegli anni e dall'altro corredare
lo studio delle singole pitture murali con una serie di notizie sugli
edifici che le accolgono, risalenti allo stesso periodo.
La scena internazionale e i precedenti
della murale
Una sezione del lavoro è dedicata alla riproposizione più
o meno coeva della pittura murale anche da parte di alcuni orientamenti
ideologici e culturali internazionali (rivoluzione messicana del 1910,
Bauhaus, arte sovietica, ecc) che parallelamente a quanto accaduto in
Italia seppure spesso con segno rovesciato, ricorrono alla pittura murale
come strumento di comunicazione collettiva.
Arte
e ideologia
La sezione dedicata al tema arte e ideologia introduce alcune problematiche
fondamentali sulla politica culturale del fascismo, ripercorrendo le
scelte adottate in occasione della prima esposizione pubblica di regime,
la Mostra della Rivoluzione Fascista del 1932.
(sezione curata da Simonetta Lux, ordinario di Storia dell'Arte Contemporanea
alla Sapienza, che è stata tra le prime studiose in Italia ad
occuparsi di arte e ideologia negli anni del fascismo e del dibattito
sulla pittura murale).
Galleria
delle pitture
Da una prima serie di ricerche risulta che le pitture murali documentabili
in Italia dall'inizio degli anni '20 allo scoppio della II guerra mondiale
sono circa 180; di queste poco più di un centinaio risultano
ancora esistenti, per una superficie complessiva di 4800 mq, delle restanti
una sessantina sono andate distrutte (2880 mq circa), e le altre sono
state progettate ma non realizzate (960 mq circa). I poli di maggiore
concentrazione sono Roma e Milano dove, più che altrove, si svolgevano
le manifestazioni e risiedevano gli apparati di rappresentanza del regime,
ma una folta schiera di artisti ha operato in tutta Italia decorando
le pareti di edifici pubblici e di ambienti privati: municipi, accademie,
stazioni, palazzi di giustizia, banche, università, cliniche,
Case Madri dei Mutilati, musei, chiese, ex sedi GIL, ex ONB, case, castelli.
In
questo museo virtuale abbiamo avviato un archivio ragionato delle pitture
murali documentabili in Italia tra le due guerre, con un motore di ricerca
per autore, opera, anno, città, tecnica esecutiva .
Tecniche
esecutive della pittura murale
Un altro degli aspetti emergenti nel dibattito sulla pittura murale
consiste nella varietà delle proposte tecniche: le potenzialità
offerte dalla tecnologia moderna, dall'industria e dai materiali di
nuova produzione inducono molti artisti a sperimentare inediti procedimenti
pittorici nelle loro imprese murali che talvolta producono effetti imprevisti
o fallimentari. I contributi di maggiore audacia tecnica sono programmaticamente
proposti dai futuristi nella decorazione di ambienti e nelle cosiddette
"plastiche murali".
Accanto a tale orientamento si sviluppa anche lo studio delle tradizionali
tecniche del passato: il mosaico, l'affresco e l'encausto.
(sezione
curata da Maria Grazia Castellano, restauratrice dell'Istituto Centrale
del Restauro, esperta di restauro di opere d'arte contemporanea).
Pitture
murali a Roma
Le pitture murali oggetto di uno studio più analitico e particolareggiato
appartengono al contesto romano; in tal senso il Cd Rom rappresenta
la prima parte, anche se sostanziale, di una ricerca che andrà
in seguito estesa a livello nazionale.
Le opere romane studiate sono:
-
i complessi cicli murali e musivi al Foro Italico di A. Canevari, G.
Severini, G. Rosso, Capizzano, L. Montanarini, presso il Palazzo delle
Terme, il palazzo dell'Accademia, piazza Imperiale;
-L'Italia
Fra le Arti e le Scienze di Mario Sironi nell'Aula Magna del Rettorato
alla Città Universitaria;
-
le Scene del Sacrificio e della Vendemmia di Funi nella Sala del Comitato
e le decorazioni di A. Bartoli nella Sala del Presidente presso la sede
centrale della BNL;
-
La corsa dei Barberi di Corrado Cagli all'Accademia Nazionale di Danza;
-
Il carnevale romano di Orfeo Tamburi all'Anagrafe;
-
il ciclo degli scienziati e degli inventori di Antonio Achilli presso
la sede centrale del CNR;
-
le scene della I guerra mondiale e delle guerre d'Africa e di Spagna
di C. E. Oppo e Antonio Santagata alla Casa Madre dei Mutilati;
-
i monumentali cicli murali dell'EUR (La fondazione di Roma di Giorgio
Quaroni al Palazzo dell'Ente; Tutte le strade conducono a Roma di Achille
Funi al Palazzo dei Congressi, i cicli decorativi di autori vari ai
Musei delle Arti e Tradizioni Popolari e delle Scienze, fra cui i monumentali
mosaici esterni di Enrico Prampolini e Fortunato Depero, raffiguranti
rispettivamente Le Corporazioni e Le Professioni).
Di ciascuna di queste opere abbiamo effettuato una minuziosa documentazione
fotografica a colori in grande formato, mentre l'apparato storico-critico
prevede un'individuazione iconografica, un'analisi stilistica, il profilo
biografico dell'autore, una descrizione della tecnica esecutiva, eventuali
successive ridipinture e interventi di restauro, documenti d'archivio
che attestino i rapporti fra l'artista e la committenza, articoli, manifesti
programmatici e scritti teorici degli artisti.
Per
quanto riguarda invece le pitture distrutte abbiamo tratto le documentazioni
fotografiche in bianco e nero dalle riviste di critica letteraria e
artistica degli anni trenta.